Quando tutto cambia



April Epner ha 39 anni, è insegnante e si sta sposando con rito ebraico con un amcio d’infanzia, Ben. Circa un anno dopo la ritroviamo in crisi totale. I suoi tentativi di avere un figlio non hanno avuto successo. Ben, un adolescente mai cresciuto, non regge alla pressione e lascia, non senza avere fatto per l’ultima volta l’amore con lei. La madre adottiva muore. Proprio allora decide di venire allo scoperto la madre naturale Bernice, conduttrice televisiva di un talk show. In questo marasma di emozioni Epner sembra trovare conforto in Frank, divorziato di recente e con due figli uno dei quali va a scuola dalla protagonista. ‘Sembra’ trovare conforto perché un’altra problematica novità è in arrivo…
Per Helen Hunt davvero è cambiato molto in questi ultimi anni. Da una, in parte volontaria, scomparsa dal grande schermo al ritorno come regista al suo esordio e, al contempo, protagonista. Come al solito la titolazione italiana gioca sul fatto che il grande pubblico più adulto ha fatto in passato la prima vera conoscenza con lei grazie a Qualcosa è cambiato in cui doveva vedersela con il più che mai imprevedibile Jack Nicholson.
Da allora molto tempo è passato ma l’attrice californiana continua a sentirsi a suo agio con personaggi femminili che avvertono il peso del tempo che passa e sono afflitti da più o meno leggeri sensi di disagio. È quanto accade ad April che si vede succedere intorno nella prima parte del film tali e tanti eventi da far temere il rischio soap opera. Ma la Hunt sa controllare la sceneggiatura così come gli attori riuscendo a domare perfino Bette Midler alla quale conferisce quel tanto di calore e umanità che altri registi non hanno saputo valorizzare.
Intendiamoci, Quando tutto cambia non è un capolavoro ma riesce a trovare i toni giusti per raccontare quel bisogno di maternità e di sicurezza che tanto altro cinema trascura perché non ‘vende’. Lo fa con l’attenzione per quei ‘workers’ che ancora esistono anche se sono sempre meno protagonisti. Così diventa tenero l’imbarazzo di April quando, invitata da Bernice in un ristorante di lusso e recatasi alla toilette vede le mance lasciate da chi l’ha preceduta. Lei mette una moneta nel cestino e si giustifica “Sono un’insegnante”. Le insegnanti (made in Usa e non) capiscono.





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