Il Pugile E La Ballerina



Fabio è un pugile di borgata da quattro soldi, Enzo un mercante d’arte omosessuale che intesse con lui una storia d’amore a senso unico. Tra i pochi alti e i molti bassi, tra la violenza del quartiere e l’ordinaria trascuratezza passano tre anni prima che i due decidano di smettere di vedersi.
Contemporaneamente anche Carletto soffre il suo compagno di lavoro, Osho, un ex poliziotto che si finge ancora in servizio per fare piccoli ricatti, furtarelli ed estorcere qualche soldo ai negozianti. Così quando l’incoerenza è troppa Carletto non regge e decide di smettere di seguirlo.
Che disastro questo cinema indipendente dalle grandi aspettative e i piccoli risultati! Francesco Suriano utilizza attori professionisti e non attori con finalità espressive come fosse Pasolini, solo che in entrambi i casi è proprio la direzione della recitazione a lasciare a desiderare. Scialba e poco curata sembra riflettere i difetti di tutti gli altri comparti del film, problemi mai imputabili alle ristrettezze di budget ma all’incuria o all’amatorialità della realizzazione.
Come se non bastasse la violenza di cui Il pugile e la ballerina è pieno, e che dovrebbe essere un altro elemento espressivo, è più fasulla che mai senza che se ne capisca la funzione. Lo stile di racconto spezzettato avanti e indietro nel tempo dovrebbe aiutare a comprendere le ragioni dei fallimenti delle due storie ma così non è. Alla fine quindi quello che accade è che viene raccontata male una storia non interessante che coinvolge personaggi non interessanti. Durante la visione viene da chiedersi il perchè di simili operazioni, cioè che senso possano avere anche prima che la lavorazione cominci, quando esistono solo nella testa dell’autore.





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