Amici Miei Atto I - II - III



E'la storia di quattro amici, vitelloni cinquantenni  che poi diventano cinque  che coltivano l'antico gusto toscano delle burle ora estrose, ora crudeli. Li tiene insieme la voglia di giocare e di non prendere nulla sul serio, nemmeno sé stessi. Venata di misantropia (e di misoginia, in particolare), è una commedia di costume che, soprattutto nella 1ª parte, ha grinta, scatto e ricchezza di trovate comiche. Qua e là poco attendibile sociologicamente e una premeditata vaghezza nell'ambientazione, ma un ottimo quintetto d'interpreti. 7 milioni di spettatori nella stagione 1975-76. Un film di Pietro Germi, si legge nei titoli di testa. Benvenuti, Pinelli e De Bernardi l'avevano scritto per lui.Continua a leggere! Atto II Comincia là dove l'altro finisce, con i funerali del Perozzi giornalista (Noiret), rievocato anche in alcuni flashback tra cui quello dell'alluvione di Firenze del 1966. Si scherza su tutto, anche sui santi e sull'alluvione. La voglia di trasgressione (e di regressione) si unisce qui a un aspro odor di morte. Si ride ancora, ma più verde, anzi più nero come mostra il finale con Tognazzi paraplegico in gara. Renzo Montagnani nel personaggio di Del Prete, ma sono da citare anche Stoppa e Haber.Continua a leggere! Atto III I quattro amici di un tempo, sempre più invecchiati, finiscono in una casa di riposo di lusso, ma per continuarvi le loro bravate ai danni degli ingenui di turno. Lo scarto con gli altri due film è netto, i risultati sono deludenti, qua e là deplorevoli. Il difetto è nel manico, cioè nella sceneggiatura.Continua a leggere!





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